In Italia si sta affermando una costituzione materiale che di fatto determina, attraverso l’indicazione sulla scheda elettorale, l’elezione diretta del Premier e quindi giustifica la proposta di modifica formale della Costituzione da parte della maggioranza, con la richiesta di pieni poteri per il Premier.
Un obiettivo prioritario per Berlusconi che in questo modo si prefigge una definitiva legittimazione del ruolo attraverso il suffragio popolare.
In tutte le democrazie l'elezione diretta del Premier, la dove prevista, é sempre controbilanciata dal rafforzamento degli altri poteri dello Stato, in particolare dall'autonomia dell'organo collegiale, il Congresso negli USA, il Parlamento in Italia. Questo per evitare che il Primo Ministro possa sottrarsi ad un legittimo e doveroso controllo democratico.
In Italia però, l'anomalia sta nel fatto che i deputati del Parlamento non sono scelti direttamente dal popolo (a causa del sistema delle liste bloccate), ma dai vertici di Partito. Nel caso del PdL sarebbe quindi il Premier stesso, in qualità di Presidente del suo Partito, a definire le liste dei candidati potenzialmente eletti, che dovrebbero esercitare un eventuale controllo nei suoi confronti.
In questo modo quindi, con l'attuale sistema elettorale, Berlusconi direttamente eletto dai cittadini, si sottrarrebbe ad un vero e proprio controllo democratico, potendo disporre di una maggioranza parlamentare di sua diretta emanazione.
Se quindi é giustificato chiedere di modificare anche nella veste formale la Costituzione prevedendo l'elezione diretta del Premier, in quanto ormai tale concezione é passata nella coscienza nazionale quale conseguenza della logica bipolare, contemporaneamente tale scelta dovrebbe comportare anche la modifica dell'attuale legge elettorale per l'elezione dei deputati nazionali.
Solo in questo modo, superando cioè l'attuale sistema che prevede liste bloccate, il Parlamento, direttamente eletto, potrebbe esercitare un sano ed effettivo controllo democratico su un Premier eletto sostanzialmente dal popolo e dotato di maggiori poteri.
Diventa quindi indispensabile valutare la necessità e l'opportunità di
PARTECIPARE AL REFERENDUM E DI VOTARE SÍ.
SÍ, ma non per approvare un quesito di per se sbagliato, (la modifica comporterebbe che il premio di maggioranza invece di andare alla coalizione vincente premierebbe il partito che ha ottenuto più voti), ma per esprimere la volontà di modificare l'attuale legge elettorale e tutelare la nostra democrazia.
L'eventuale vittoria del NO o il NON raggiungimento del quorum non farebbe che rafforzare la convinzione di Berlusconi che l’attuale legge elettorale nazionale è la migliore possibile (come più volte ripetuto) ed accentuare la già palese insofferenza del Premier nei confronti delle normali regole democratiche (emblematica la frase: "fare votare i Capigruppo al posto dei deputati"!) e soprattutto non farebbe che legittimare Berlusconi nel perseguire il suo programma politico volto a conferire maggiori poteri al Primo Ministro, senza il bilanciamento di un effettivo controllo democratico.
Non essere favorevoli all'Election Day, cioè all'accorpamento del voto referendario con le elezioni europee e amministrative già in calendario per il 6 e 7 giugno, significherebbe manifestare la precisa volontà politica di non voler favorire il raggiungimento del quorum.
Come, infine, non dare ragione al segretario del PD Franceschini che sta chiedendo a gran voce l’Election Day, che comporterebbe un risparmio economico di circa 500 milioni di Euro. Tale spesa sarebbe assolutamente ingiustificabile e non compresa dalla pubblica opinione, in presenza della calamità naturale che ha colpito l’Abruzzo e che ha messo in moto una gara di solidarietà nazionale.
Non accettare l'Election Day di fronte a questa emergenza nazionale, per avallare meschini calcoli elettorali, sarebbe un vero delitto, senza pensare alle conseguenze di un serio indebolimento della democrazia italiana.